di Gennaro Fiorentino

In occasione della recente riapertura del parco 'Edenlandia' di Napoli,

riproponiamo un articolo del 2009 scritto in chiave nostalgica ricordandone i momenti d'oro.

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Il Luna Park era in pianta stabile in Villa Comunale di Napoli in corrispondenza del Viale Dohrn. Il traffico proveniente da Piazza Vittoria vi si incanalava. All’angolo di tale angolo e fino alla piazzetta di Diaz (intendo a sinistra) l’area era occupata da un bellissimo ritrovo che si chiamava “La Casina dei Fiori”. D’estate, tra l’altro, venivano proiettati film all’aperto. È stato abbattuto più o meno di recente “per degrado”. All’ingresso del Viale in oggetto vi era un portale in tubi Innocenti a forma di gigantesca “L” dove era scritto con caratteri luminosi “Luna Park” decorato con la luna ed altri pianeti. È chiaro che uscendo dal Viale Dohrn, se ne vedeva il negativo cioè niente. Ma il traffico, di norma, andava nel senso indicato e pertanto tutti lo vedevano specie di sera.

Le principali attrazioni erano: il trenino con la Genoa, l’autoscontro, l’autopista a forma di ovale, le montagne russe, i dischi volanti, la Spelonca Misteriosa, forse le gabbie,  la Ruota panoramica ed una serie di stand occupati da tiro a segno, bigliardini, bar ecc.

Il vecchio Luna Park della Villa Comunale in una sequenza di fotogrammi

tratti dal film: Napoli, Sole mio! (Regia di Giorgio Simonelli - 1958).

Nel 1965 (o giù di lì), il Patron del Luna Park (comm. Rosetto o Rossotto) ebbe la felice intuizione di rilevare dalla Mostra d’Oltremare lo spazio che fu già di un Luna Park. L’operazione, immagino, forse era anche sollecitata dal Comune di Napoli che voleva giustamente, riappropriarsi dell’area in Villa. Nacque Edenlandia e fu un successo. Il treno ebbe una sistemazione stabile poggiata in parte su struttura in cemento; l’autoscontro vi fu portato di peso; l’autopista fu sistemata su un circuito ad 8; i dischi volanti furono soppiantati da un’attrazione simile francese (acquistata di seconda mano) dove si sollevava anche il perno centrale; le montagne russe divennero gigantesche. Insomma un’intuizione da manager di rilievo: fu il primo parco giochi italiano e tra i primi d’Europa. Purtroppo, nel tempo, per motivi che mi sfuggono, invece di progredire l’impianto è degradato anche a causa, credo, della dipartita del suo creatore.

Si parla tanto di un rilancio con l’annessione del Cinodromo; ma altro non so. Puoi immaginare che ci manco da tempo, essendo tardi per portarci le figlie e presto per portarci i nipoti (siamo nel 2009 ndr).

Per aprire  Edenlandia, furono apportati  dei lavori notevoli di rinnovo ed adattamento all’area. Ma il costruttore/restauratore conservò quegli archi che dividono la Mostra d’Oltremare dal Parco dei divertimenti e che risalivano, nientedimeno che all’epoca della costruzione della Mostra ossia al 1940.

Sono ancora lì. (anche dopo l’ennesima apertura del 2018 in quanto ritenuti monumento da tutelare ndr). Qualcuno ci ravvisò un riferimento grafico ad una certa M che imperversava in quegli anni ‘40.

La loco ’Genoa’ dalla Villa fu trasferita ad Edenlandia ed affiancata ben presto da una seconda che si chiamava ’Napoli’.

 

In quegli anni intraprese la propria attività in Italia un nuovo marchio di birra dal nome molto accattivante: Prinz Brau. La principessa delle birre. La faccenda fu clamorosa perché, la nuova impresa che di tedesco aveva solo il nome, provò con apprezzabile risultato, ad attentare all’egemonia della Birra Peroni. Aveva tre stabilimenti di aspetto simile e localizzati tutti e tre bordo autostrada: Bologna, Ferentino, Bari. Come azienda non sarebbe stata longeva. Gli stabilimenti sono ancora lì con diversa destinazione e sono certo che tutti li abbiate visti con il loro colore in giallo. La Prinz Brau sponsorizzò la costruzione della taverna bavarese in Edenlandia, che esiste ancora. Giusto come dici tu, fu clamoroso questo tentativo di contaminazione delle tradizioni napoletane (pizza e panzarotte). D’altro canto, quelle cose nuove da mangiare (hamburger e hot dog) fino allora si mangiavano o alla Nato (gli eletti che ci potevano entrare) o sulle bancarelle all’ingresso del porto quando c’era una nave USA alla fonda. La taverna esiste ancora ma mi dicono che, per evitare l’obbligo del biglietto d’ingresso oggi vigente nel parco, abbia creato anche un ingresso diretto dal viale degli Eucalipti. In tema di gastronomia, vorrei anche citare la bancarella con le graffe il cui odore era forse più buono delle graffe stesse.

Una piccola galleria di foto d’epoca ci rammenta i bei tempi andati che speriamo possano ritornare.

Ormai è notte ed è il momento più bello per gustare le suggestioni ottiche di Edenlandia. Gran successo riscuote il Bipbip. Di giostre con gli aereoplanini, se ne erano viste tante. Ma per la prima volta si poteva vedere una giostra di tal genere che sollevava anche il perno centrale. Brevetto francese acquistato di seconda mano ma che successo. Questa immagine ci mostra bene il dispositivo di sollevamento. In fondo il Castello della Bella Addormentata nel quale si infilava il trenino Genoa.

Ancora una bella immagine dell’autopista del Sole a forma di ’8’ ed in cemento armato. Oggi è stata smantellata ma non so perché. Ricordo che lo speaker con voce flautata dava i comandi ai piloti da una specie di cabina di regia posta a cavallo della pista in modo da creare un po’ di clima da Gran Premio. Giacché le auto erano provviste di freno esterno a “leva”, alla fine del giro invitava i piloti in maniera suadente ad adoperare il freno in modo da fermare la marcia. I soliti “figli di ...” facevano finta di non sentire in modo da tamponare le auto precedenti. A questo punto il Dr Jeckil si trasformava in Mr Hide. Addio voce convincente, veniva scavato il più triviale dei gerghi attraverso l’altoparlante “Guagliò! T’aggio ditto ’o freno! All’anema .....” Il resto ve lo risparmio.

Guardando la foto del gioco dei tronchi, mi chiedevo cosa ci fosse al suo posto. Infatti tale attrazione, secondo il mio ricordo corretto, non fu installata da subito. Ecco la risposta perviene con la foto in calce. Non ci sarei arrivato: c’era un parco scuola guida per bambini.

Il nostro amico riferisce la seguente cronologia. Il parco scuola aprì il Giugno 1965 cioè insieme con il resto. È durato fino alla fine degli anni ‘70 quando fu sostituito con il gioco dei tronchi passando per un breve periodo per un delfinario.

Un quarto d’ora di scuola guida costava 350 lire. Gli allievi erano seguiti da uno speaker che a mezzo altoparlante, richiamava ora questo, ora quello. L’attrazione aveva una gemella nel Luneur di Roma. Anch’esso chiuso nella stessa epoca e poi di recente tutto il LunEur.

Il gioco Dumbo e la Ruota panoramica. Quest’ultima era già presente in Villa e fu portata qui pari, pari. Successivamente fu sostituita con un impianto nuovo. Essa era costituita da 4 rami a ciascuno dei quali erano attaccati quattro navicelle.

Come non parlare della straordinaria attrazione de “Il Vascello”?

Certo oggi siamo molto smaliziati con tutti i vascelli di Disneyland e dello stessa Gardaland. Però all’epoca vi assicuro che anche il Vascello di Edenlandia faceva la sua bella figura.

La foto rende bene l’idea di ciò che sto per descrivere. Una volta preso il biglietto, si veniva trasportati da una zattera verso la nave pirata. A bordo c’erano un po’ di personaggi che facevano atmosfera e qualcosa da vedere sotto bordo. Il ritorno era caratteristico in quanto si passava su una passerella fluttuante retta da barili. È chiaro che il procedere rendeva i barili mobili creando un effetto ondulante che divertiva molto.

Si terminava nel Castello e quindi si usciva all’aperto. Il laghetto che accoglieva la nave era quello sul quale si affacciavano il Castello ed il ponte del treno. Di lato furono anche messi dei motoscafetti elettrici (con una guida nascosta sotto acqua) così i più piccini avevano l’idea di guidare.

Sulle sponde del lago c’era anche un ritrovo (c’è ancora) dal nome “Il covo dei pirati”.

Tocca a due immagini del “Vecchio West”. Come ricordano in molti, esso era percorso da cavalli ed auto antiche che percorrevano un itinerario tra ambientazioni a tema. Con il biglietto si poteva scegliere o l’uno, o l’altro. Io sceglievo sempre l’auto. La passeggiata era anche punteggiata da sorpresine come la cascata che non bagnava nessuno o la finta caduta del masso. C’erano anche tanti personaggi per creare l’atmosfera tra i quali un vecchietto perfetta copia di quello dei films.

In queste foto di auto o cavalli a dondolo in verità non ne vedo. Il mio ricordo non mi aiuta. Forse le foto furono scattate prima dell’installazione di tale impianto.

La penultima foto ritrae molto bene l’edificio del Castello più volte evocato. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni per situazioni analoghe, oggi forse ci sembra tutto dejà vu in quanto siamo stati smaliziati da altri parchi di ben maggiori dimensioni. Ma vi posso assicurare che all’epoca dell’apertura Edenlandia veramente aveva molti argomenti da offrire.

Il suo difetto è stato quello di non essersi saputo adeguare ai tempi. Infatti si parla con ricorrenza di una prossima ristrutturazione, ma il tempo passa e niente si vede. È questo è un po’ il vizio delle cose napoletane: si parte alla grande con gusto ed originalità. Poi finisce tutto nell’oblio e nella trascuratezza. Quante idee nate qui, ci sono state poi copiate? Non è affatto una leggenda metropolitana che il creatore di Gardaland si sia venuto ad ispirare qui. Parliamo d’altro.

Come seconda ed ultima foto ho scelto quella che è definibile ancora oggi “high light”: cioè l’attrazione di maggiore richiamo. Il nostro caro e generoso donatore delle foto, mi lascia alcune informazioni abbastanza inedite circa l’attrazione dei tronchi di cui parliamo.

Riferisce. Sul finire degli anni ‘70 il parco scuola guida fu rimosso e per un breve periodo ci fu un delfinario. Intanto prendeva corpo l’acquisizione della grande novità dei tronchi. Mentre si effettuavano le contrattazioni con la casa produttrice, veniva bandito un concorso per la scenografia affidato alle classi superiori degli Istituti d’arte. Aggiungerei come mia opinione, che evidentemente la ditta forniva solo la tecnologia ma non il contesto. Nell’inverno del 1971 le scenografie più belle, furono esposte nel teatrino del Parco (credo si chiamasse “Le nuvole” n.d.r.). Vinse con merito il progetto “Bubu river” ispirato al mondo della preistoria. Poi all’atto della realizzazione (e non si sa il motivo), si optò per un’ambientazione “piratesca”. Ma non finisce qui! Intanto si allestì nelle officine del parco (poste dietro l’autopista del Sole-adiacente uscita con l’auto per chi sapeva la furbata come me ndr) un modello in scala 1/50. La maquette che occupava tutto il capannone, simulava perfettamente tutto ciò che si sarebbe realizzato nella realtà. L’attrazione dei tronchi ebbe dunque una gestazione.

Sarà per questo che all’apertura il biglietto era sensibilmente maggiorato rispetto alle altre attrazioni. Ma non ricordo in verità di quanto.

Le immagini che corredano l'articolo appartengono alla collezione di Antonio Bertagnin.

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