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Siamo alla metà dell’Ottocento ed un tal Charles Darwin con il suo libro The Origin of Species provoca un vero e proprio terremoto negli ambienti scientifici. A questo punto entra in scena un altro giovane scienziato di origine tedesca: Anton Dohrn.

Nato nel 1840, il Dohrn era figlio di un benestante proprietario di una raffineria di zucchero a Stettino ed aveva studiato medicina e zoologia a Königsberg, Bonn, Berlino, Breslau e Jena dove nel 1868 conseguì il dottorato. Attratto dallo studio degli animali marini, per superare le ovvie difficoltà di uno studio nell’habitat naturale, il giovane scienziato pensò alla realizzazione di un grande acquario marino nel quale osservare e studiare la fauna.

In un primo tempo aveva pensato di realizzare una stazione zoologica sulle coste inglesi, poi a Messina ed infine rivolse le sue attenzioni a Napoli che si presentava come luogo ideale sia per la mitezza del clima che per la presenza nel suo golfo di una grande varietà di fauna marina; inoltre la città era la più popolata d’Italia ed ospitava grandi scienziati quali Costa, Pancieri, Trinchese e Delpino. Fu allora per questi motivi che il Dohrn intraprese una serie di trattative con il Comune che si conclusero con la concessione gratuita di un terreno lungo il litorale di Chiaia, nell’allora Villa Nazionale ed in una posizione che appariva particolarmente adatta per il diretto contatto con il mare. Dal canto suo il Dohrn s’impegnava a costruire a sue spese l’edificio che sarebbe poi divenuta proprietà del Comune dopo trent’anni. In tempi successivi questo periodo fu portato a novant’anni.

La Villa Nazionale in una piantina di fine '800 (coll. A. Gamboni).

La Stazione Zoologica, al tempo della sua costruzione, era molto prossima al mare,

come raffigurato in questa incisione d'epoca (coll. A. Gamboni).

Concluso l’accordo, nel marzo del 1872 Anton Dohrn iniziò la costruzione della prima stazione zoologica del mondo seguendo disegni e consigli di un suo amico, lo scultore tedesco Adolf von Hildebrand.

Ma come si manteneva la stazione? Non certo con le sovvenzioni e, esaurito il capitale iniziale, ben presto le difficoltà economiche iniziarono a farsi sentire nonostante gli aiuti che arrivavano da scienziati di ogni parte del mondo. Ecco allora un’idea geniale: l’istituzione di “tavoli di studio”. In pratica si trattava di postazioni di ricerca organizzate nei diversi laboratori e che potevano essere date in locazione dai richiedenti, come governi o istituzioni scientifiche; ed ancora il Dohrn, dal 1874, pensò di inserire la Stazione Zoologica di Napoli nelle guide turistiche Baedeker. È da dire, però, che sin dall’inizio un finanziamento costante era venuto dalla vendita ad istituzioni, Musei e privati collezionisti di animali marini opportunamente preparati per la conservazione. Poi le cose andarono non male tanto che l’edificio della Villa fu ampliato.

Nel 1909, anno della scomparsa di Anton Dohrn, la Stazione Zoologica di Napoli si estendeva su un’area di oltre duemila metri quadrati, disponeva di ben 150 locali, impiegava in modo stabile 50 persone e disponeva di 40 “tavoli di studio”.

La Villa Nazionale con la Stazione Zoologica (Aquarium) prima dell'ampliamento (coll. A. Gamboni).

La Stazione Zoologica dopo l'ampliamento (coll. A. Gamboni).

La direzione della Stazione fu quindi assunta dal trentenne Reinhard Dohrn, terzo figlio di Anton, il quale la tenne fino al 1954 ad eccezione del lasso di tempo che vide l’Italia e la Germania su opposti fronti durante la prima guerra mondiale.

Oggi, se pur perfezionati nel sistema, quei “tavoli da studio” della prima Stazione Zoologica del mondo esistono ancora e ad essi hanno lavorato ben 18 premi Nobel.          

Immagine degli anni '20 della Stazione Zoologica (coll. A. Gamboni).

L'ingresso principale della Stazione Zoologica (coll. A. Gamboni) e, sotto,

l'imponente fabbricato ed un biglietto d'ingresso del 1927 (coll. M. Pirone).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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