di Antonio Gamboni

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Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody ed in napoletano “Guglielmo il Bufalo”, è stato uno degli eroi più “gettonati” dell’epopea del West che tanto ci ha fatto sognare quando eravamo ragazzi. Le sue presunte avventure scaturivano tutte dalla fantasia del popolare scrittore Ned Bluntine, autore anche della trama dello spettacolo all’aperto che trionfò nell’Europa intera con il titolo “Wild West Show”. Questa specie di gigantesco circo equestre, composto da circa quattrocento fra pellirosse e cow-boy che fingevano di combattersi, girò l’Italia intera prima nel 1890 e poi nel 1906.

Manifesto dello spettacolo di Buffalo Bill "Wild West Show"(Coll. G. Vitiello).

Giunto a Napoli con la sua carovana, Buffalo Bill montò il Circo all’aperto in una vasta area al corso Meridionale. Lunedì 27 gennaio 1890 circa seimila spettatori andarono ad affollare le tribune, nottetempo innalzate. Nel grande Circo venivano proposte le prodezze degli indiani Cheyenne con la partecipazione di veri cowboy e pellerossa tra cui i leggendari Toro Seduto, Calamity Jane e Alce Nero. Fu persino messa in scena la battaglia di Little Big Horn, dove perse la vita il Generale Custer. Una scena che riscosse molto successo fu quella raffigurante l’attacco ad un treno di pionieri da parte di un gruppo di indiani.

Foto d'epoca scattata a ricordo dell'esibizione a Napoli nel 1890 (da sito internet).

 

Nello spettacolo proposto da Buffalo Bill, il quale in effetti si limitava a impartire ordini alla compagnia, si esibiva con successo anche una donna: Annie Oakley. La ragazza, con le spalle voltate al bersaglio, tirava e colpiva nel segno guardando in un piccolo specchio.

Queste esibizioni incantarono anche Matilde Serao che, a firma “Gibus”, riportò una cronaca della serata sul giornale “Il Corriere di Napoli”. Tra l’altro si legge: “La tribuna da cinque lire è stata subito piena e coloro che sono giunti in ritardo, hanno dovuto occupare le tribune da tre e da due lire; e non vi era un sol posto libero in quel grandissimo anfiteatro”.

Ma il successo dello spettacolo andò via via diminuendo e Buffalo Bill, per ridurre le spese, si spostò a San Giovanni a Teduccio. Una pagina pubblicitaria acquistata su “Il Corriere di Napoli” contribuì alla ripresa.

Il “grande spettacolo del West” tolse le tende il 17 marzo 1890.

Miss Annie Oakley, la ragazza che faceva centro sparando con le spalle voltate al bersaglio (Coll. G. Vitiello). 

Purtroppo a Napoli Buffalo Bill ci doveva rimettere le penne a causa di un episodio alquanto spiacevole. Qualcuno aveva avuto la felice idea di stampare e mettere in circolazione ben duemila biglietti falsi per lo spettacolo. Il colpo fu molto duro: l’uomo, esaltato da certa narrativa d’appendice come uno sterminatore di indiani ma che, in realtà, era solo un comune cacciatore di bisonti, giurò di non far mai più ritorno nel “Paese d’ ‘o Sole”.

Ma chi era realmente Buffalo Bill?

Buffalo Bill, pseudonimo di William Frederick Cody, era nato a Le Claire il 26 febbraio 1846, in una fattoria dell’Iowa. In seguito alla morte del fratello maggiore, nel 1853 la sua famiglia si trasferì nel Kansas dove, a causa delle posizioni antischiaviste del padre, fu vittima di un pesante clima persecutorio. Alla morte del padre, avvenuta nel 1857 per le conseguenze di una pugnalata ricevuta dopo aver tenuto un discorso contro lo schiavismo, all’età di quattordici anni il giovane William divenne uno dei corrieri a cavallo del Pony Express.

Quando nel 1863 anche la madre venne a mancare, egli si arruolò nel 7º Cavalleggeri del Kansas e prese parte alla Guerra di secessione americana con gli stati dell’Unione. Durante una sosta al campo militare di St. Louis conobbe l’italo-americana Louisa Frederici, che diventò sua moglie nel 1866 e dalla quale ebbe quattro figli.

Dopo la fine della guerra e fino al 1872, William Cody venne impiegato come guida civile dall’esercito statunitense e dalla Pacific Railway.

Fu in questo periodo che William Cody diventò Buffalo Bill, dopo aver vinto una gara di caccia al bisonte con William Comstock, al quale apparteneva in precedenza il famoso soprannome.

Per i servizi resi all’esercito, ricevette la Medaglia d’Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, per aver dimostrato “coraggio in azione”. Purtroppo nel 1917, solo ventiquattro giorni dopo la sua morte, la medaglia gli venne revocata perché il decorato al momento dell’azione era un “civile”. Nel 1989 gli fu definitivamente riassegnata (meglio tardi che mai!).

      

Per Buffalo Bill, ormai eroe da fumetti, vengono scritte numerose avventure (da sito internet).

Si racconta che, fra il 1868 ed il 1872, per rifornire di carne gli operai addetti alla costruzione della Pacific Railway (ferrovia del Pacifico), abbia ucciso circa 4.000 bisonti. Si ha motivo di ritenere che lo sterminio dei bovini fosse dovuto anche a questioni logistiche per accelerare le attività di sgombero dei binari in costruzione.

Nel 1873 Ned Buntline, lo scrittore popolare che aveva narrato in diversi racconti le gesta di Buffalo Bill, gli chiese di interpretare una versione teatrale delle sue novelle. William accettò di fare l’attore e si esibì per undici stagioni consecutive.

Ormai affermato showman di fama internazionale, nel 1890 partecipò, con il grado di colonnello, alle operazioni militari contro i Sioux che aveva già combattuto nel 1876. Ma la sua passione era lo spettacolo circense, tanto che nel 1906 ritornò ad esibirsi in Italia.

William Cody Frederick morì nel 1917, all’età di 71 anni. Fu sepolto, su sua richiesta, sulla Lookout Mountain in Colorado, ad est della città di Denver. Qualche tempo prima di morire si era convertito al Cattolicesimo forse a seguito dell’incontro avuto con il papa Leone XIII nel 1890.

Buffalo Bill (William Cody) in uniforme da colonnello (da internet).

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