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Le luci calarono in sala insieme al brusio del pubblico, finalmente sul grande schermo del cinema Gloria di via Arenaccia,  comparvero i magici titoli di testa dell’atteso film “I Cavalieri della tavola rotonda”. La pellicola era stata in programmazione al Metropolitan di via Chiaia per un mese ed ora che arrivava in un locale di un quartiere popolare,  aveva destato entusiasmo ed interesse fra il pubblico locale che era accorso numerosissimo fin dal primo spettacolo delle 9.30 per ammirare i celebri attori Taylor e Gardner nella favolosa storia di amore e morte di Re Artù e dei suoi mitici cavalieri.

L’idea di offrire al pubblico spettacoli mattutini a prezzo ridotto, chiamati “matinée”, nacque negli Stati Uniti a partire dalla grande depressione del 1929. Da noi arrivò alla fine della seconda guerra mondiale al seguito delle truppe americane con la polvere di piselli, il DDT, la penicillina e tanti film che il regime politico precedente aveva proibito di vedere.

Gli italiani ebbero così, in un momento in cui scarseggiavano risorse e lavoro, la mattinata al cinema che dava l’opportunità di passare il tempo, distrarsi, sognare e sperare nel futuro.

A Napoli, come in tutte le grandi città italiane, i cinema si organizzarono per aprire di prima mattina, dopo aver fatto una rapida pulizia in sala con acqua, segatura e creolina ed averla arieggiata dal fumo e dagli umori dell’ultimo spettacolo della sera precedente.

La “Broadway” napoletana era fra la Ferrovia, il corso Garibaldi, piazza Carlo III ed il quartiere Vasto, dove si contavano 16 cinema e 4 teatri; seguiva la zona del centro compresa fra la Galleria Umberto, via Roma, Piazza Dante e zona Museo con 17 cinema e 6 teatri.

Il biglietto d’ingresso alla mattinata costava circa 60 lire, dava ampia scelta di posto sia in galleria che in platea. L’entrata ed uscita dal cinema era completamente a proprio piacimento. Lo spettacolo intero durava circa 3 ore e comprendeva il film del giorno preceduto da un documentario,  dalla  nota  settimana  INCOM, una sorta di telegiornale in differita, vari trailers, un cartone animato e qualche piccola, timida pubblicità. Le prime furono quelle del “Cynar” l’aperitivo a base di carciofo e quella del lassativo “La dolce Euchessina” che venivano regolarmente accolte dal pubblico con bordate di fischi e pernacchie. La durata dello spettacolo costringeva gli spettatori ad organizzarsi con generi di prima necessità: robuste colazioni, “cuoppi” di zeppole e panzarotti, o dello “spassatiempo” che consisteva in cartocciate di noccioline americane, semi di zucca, ceci, fave secche, carrube e lupini.

La domenica ed i festivi, era usanza insieme all’abito buono e la camicia fresca, prima di entrare alla mattinata, rifornirsi presso la famosa pasticceria Attanasio alla ferrovia, di una bella guantiera di sfogliatelle che mangiate nel buio della sala davano alla mattinata il sapore della festa. Le bevande invece, si compravano direttamente in sala dall’omino in lisa giacca bianca che con un vassoio tenuto al collo da una cinghia, passando fra i corridoi durante l’intervallo, con voce monotona diceva”Aranciate, gassose, chi beve” o “giovani caramelle, biscotti amarena, 10 lire chi beve”.

Ho frequentato tutti questi cinema fin da ragazzo. Il mondo misterioso ed affascinante delle ombre in movimento mi è stato sciorinato nelle gallerie fumose, nelle platee dai sedili cigolanti con pellicole interrotte sul più bello, fra urla e pernacchie degli spettatori, quando l’immagine o il sonoro scomparivano e quando arrivava il grido liberatorio ed il battimano per salutare l’arrivo dei “nostri” o la vittoria dell’eroe.

Le sale avevano nomi altisonanti, forse per distogliere l’attenzione dalla miserevole realtà degli ingressi scalcinati, dai banconi di legno bisunto, dalle lampade fioche, dagli schienali sfondati e dalle pareti sbriciolate coperte da poster per nascondere l’umidità e la miseria.

Programma del Cinema Excelsior.

L’Imperiale era nel ventre dell’Albergo dei Poveri. Aveva due sale strette e lunghe servite  da un solo proiettore. Il Gloria  con la sala A e B, il Corallo di piazza G. B. Vico, l’Excelsior di via Milano, erano grandissimi ma squallidi e con sedili di legno. Poi il Cairoli nel Borgo di S. Antonio Abate, il Tosca al corso Garibaldi con il Casanova, ed il Vesuvio nella via Lavinaio che con un solo biglietto offrivano 2 film. Infine la sala Italia, gestita dal Dopolavoro Ferroviario, con una  bella arena estiva che dava spettacoli di cinema e varietà.

Ultimi fra gli ultimi, la storica Sala Iride con gli specchi deformanti in sala d’aspetto e quindi l’Ambra ed il Centrale, due cinemini che avevano sedili di ferro ed altoparlanti all’esterno che riempivano i marciapiedi di musica e dei dialoghi del film in programmazione per indurre i passanti ad entrare.

L’umanità che frequentava le mattinate era una variegata tavolozza di persone e personaggi. Fra questi c’erano studenti, disoccupati momentanei e cronici, soldati in divisa, poliziotti e carabinieri in borghese con tessera, pensionati, casalinghe con prole, mutilati, tranvieri e ferrovieri in attesa del turno, panettieri, pasticcieri e guardie notturne a fine lavoro, sacerdoti in incognito, ambulanti, accattoni e zingari. Di lunedì barbieri e ciabattini, passeggiatrici scarse di clientela e femminielli.

Formidabili furono queste mattinate:

1954: cinema teatro Bellini, ”Via col Vento” il film più famoso della storia del cinema. Quattro ore di grande spettacolo. Per la sopravvivenza furono consumate 6 magnifiche Santarosa (sfogliatelle giganti guarnite di amarena). Eravamo in due.

1960: cinema Titanus “Ben Hur” premiato con 11 Oscar. Quattro ore di grandi emozioni, essenziale preambolo gastronomico con salsicce e friarielli acquistati e consumati in una linda salumeria di via Firenze.

1964: cinema Excelsior via Milano “ Dottor Zivago”, la grande storia di Yuri e Lara con sfondo la rivoluzione russa. Quattro ore di cinema-cinema con grande abbuffata di zeppole e panzarotti.

La più dolce e semplice mattinata fu quella vissuta al Casanova dove si proiettava un film canoro napoletano in bianco e nero. Scambiai con la ragazzina che mi accompagnava un semplice ma indimenticabile bacio.

Oggi quel mondo strano ed affascinante è completamente scomparso, travolto dal benessere e dalla modernità. Qualche volta nella mia fantasia mi rivedo ancora alla cassa  di quei cinema con i soldi contati mentre dico alla sorridente, giovane  cassiera: “una mattinata, per favore ...”. E mentre lei stacca il biglietto soggiungo: “a che ora comincia lo spettacolo?”.

Il cinema "Sala Iride" negli anni '30. Aperto dal cav. Cattaneo nel 1901, fu il primo popolare cinema

 a proiettare pellicole con sottofondo musicale dal vivo.

 

Programma del Cinema Casanova.

A lato: platea estiva del Cine -Teatro Italia.

Il materiale a corredo dell'articolo appartiene alla coll. A. Gamboni.

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