di Antonio Gamboni

chiudi la pagina

 

La sera del 9 maggio 1937 la città di Napoli fu protagonista di un grande evento: un Carosello storico in costume rievocante le gesta di Amedeo VI di Savoia, detto il "Conte Verde". Lasciando alle cronache del tempo le motivazioni ed i fini della manifestazione, nelle righe che seguono ci occuperemo di come esso si svolse.

L'apertura avvenne con i rituali squilli di tromba che nel Medio Evo annunziavano Tornei e Giostre. Sedici trombettieri a cavallo con il loro Capo, tratti  dalla Fanfara dei Lancieri d'Aosta, in colonna per quattro compirono al galoppo l'intero giro del campo. Quindi si disposero su due righe all'ingresso dell'Arena e, al suono di altri squilli di tromba, fu dato l'annunzio dell'entrata del Direttore del Carosello, il Gr. Uff. Conte Alfredo Fé d'Ostiani, seguito dal portastendardo di Napoli antica e dall'Araldo. Quest'ultimo, portatosi di fronte al palco reale, salutò e, ritto sulle staffe, dopo aver pronunziato le parole d'uso “Messieurs. Bonne nouvelle" diede lettura della "grida" chiedendo all'augusto personaggio cui era dedicata la festa il consenso per iniziare la Giostra.

   

Il Direttore del Carosello.

Amazzone del Carosello.

Portastendardo di Napoli Antica.

Portastendardo del Conte Verde.

Ancora fiato alle trombe e, in una pittoresca policromia di labari, vessilli e stendardi, preceduto dagli “sbandieratori”, sopraggiunse il Corteo di Dame e Cavalieri in smaglianti costumi con in testa il Conte Verde e la sua consorte, impersonati dalle AA. RR. Adalberto di Savoia, Duca di Bergamo, e dalla principessa Bona di Baviera.

Schieratosi il corteo ai lati del campo, irruppero al galoppo, una dopo l'altra, le squadriglie di 64 cavalieri ognuna delle quali, al grido Fert in segno di saluto, iniziò la Giostra.

     

Trombettiere.

Cavaliere della Quadriglia "Fert".

Dama di Corte.

Con movimenti simultanei i cavalieri si disposero in svariate figurazioni fino a che, riformate le sezioni, girarono contemporaneamente al centro e formarono la "Croce di Savoia". Poi, galoppando in senso inverso, si scomposero ancora dando vita ad un'altra suggestiva figura: la "Rosa di Savoia".

Alla fine, dopo aver formato il monogramma reale V. E., le squadriglie ripresero la formazione in colonna per quattro e, a galoppo, eseguirono due giri di pista terminando la Giostra con una carica impetuosa che si arrestò sotto le tribune reali. A questa parte figurativa, di straordinario effetto coreografico, seguirono quelle del combattimento vero e proprio: la famosa giostra detta "del Saracino" e il "Giuoco dei Piumetti".

La prima di queste Giostre prevedeva cinque cavalieri i quali partivano ad un determinato intervallo e, lancia in resta, galoppando a tutta andatura, dovevano dare un colpo allo scudo impugnato dal pupazzo fissato in mezzo al campo, appunto il Saracino. Era necessario dare il colpo di lancia con tanta celerità in modo da evitare di ricevere sulla testa le palle di ferro che il Saracino, girando su un perno al colpo ricevuto, portava appese alla mano destra.

Il "Giuoco dei piumetti", invece, era praticato da otto combattenti con la piuma bianca e otto con la piuma nera sui cimieri. Questi, al comando di "urtate battaglia", si lanciavano gli uni contro gli altri ed a colpi di sciabola cercavano di abbattere i "piumetti" di colore opposto. L'ultimo cavaliere che restava con il "piumetto" non abbattuto dava la vittoria alla propria squadra.

La prima parte del Carosello terminò con il "Giuoco della rosa", gioco che metteva di fronte tre dame e sei cavalieri. Non si trattava di un duello fra guerrieri maschi e femmine, ma di un giuoco di cortesia e di bellezza in cui, se gli uomini facevano la solita parte di aggressori prepotenti, le donne, per difendersi, tiravano fuori tutta la loro grinta, la loro agilità e la loro furberia. I cavalieri dovevano, in posizione particolarmente difficile a cavallo, tentare di strappare soltanto con la mano destra dal petto delle dame una rosa che esse portavano appuntata verso la spalla sinistra. Va da sé che il giuoco si prestava a graziose e vivacissime acrobazie equestri ed era divertente e bellissimo da vedere.

         

Cavaliere del Saracino.             Balestriere del Saracino.           Cavaliere del Piumetto.

La seconda parte del Carosello fu interamente dedicata alle glorie del Risorgimento, alle guerre dell'Eritrea e della Libia. Fecero poi seguito la Grande Guerra e la conquista dell'Etiopia.

Per l'occasione, l'Ente Provinciale per il Turismo di Napoli stampò alcune cartoline commemorative ed un fascicoletto a colori dal quale sono state tratte le immagini di cui sopra.

 

     

Opuscolo e cartoline celebrative edite dall'Ente Turismo di Napoli in occasione del Carosello Storico.

Il materiale a corredo dell'articolo appartiene alla collezione A. Gamboni

chiudi la pagina