di Antonio Gamboni

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Nella prima metà dell'Ottocento a Parigi, in place du Château, un certo signor Daguerre meravigliava le folle con un nuovo tipo di spettacolo denominato "Diorama". In realtà si trattava di gigantografie traforate che, mediante un gioco di luci ed illuminazione retrostante, davano un effetto giorno e notte.

Questo tipo di spettacolo fu importato anche a Napoli tanto da indurre, nel 1880, un gruppo di imprenditori francesi a commissionare all'ingegner Fontana un particolare edificio circolare da costruirsi in via Chiatamone. Il locale, cui fu dato nome "Il Panorama", fu inaugurato con uno spettacolo di proiezioni dal titolo "Pompei".

Durante le esibizioni venivano mostrati al pubblico "grandi panorami fedelmente riprodotti e resi più impressionanti e simili al vero da una combinazione di specchi e di lenti".

Purtroppo la novità non incontrò il favore del pubblico e, appena un anno dopo, il "Panorama" fu chiuso ed i locali ceduti alla ditta Miccio che vi trasferì il suo noto emporio.

Ma il Chiatamone non portò fortuna neppure ai magazzini Miccio che, nel 1886, passarono il testimone ad un gruppo di uomini di teatro capeggiati dall'On. Pasquale Billi e dall'impresario De Simone i quali, preso in fitto lo stabile per un decennio, lo trasformarono in un elegante teatro: "Il Circo delle Varietà".

L'edificio comprendeva un'accogliente sala decorata con stucchi in bianco e oro, poltrone in velluto rosso e, seguendo la moda del tempo, vi erano tavolini da caffè sistemati nella seconda metà della stessa sala e, tutt'intorno, una fila di palchi. Ed ancora, salette da gioco e di lettura ed un ristorante con separé facevano de "Il Circo delle Varietà" un locale alla moda e di tutto rispetto.

Calcarono le tavole di quel palcoscenico, ricco di scenari artistici e luci sfolgoranti, le più importanti vedette internazionali. Compagnie di balletti e operette si alternavano ai comici ed ai cantanti più in voga. Tra i tanti, citiamo la famosa chanteuse parigina Armand'Ary, la quale mandò in visibilio tutta Napoli quando per la prima volta cantò 'A frangesa, scritta proprio per lei da Mario Costa. Quando la cantante intonò il motivo - "Songo frangesa e vengo da Parigi" - fu il delirio.

                            

 

Spartiti per canto e pianoforte della canzone 'A frangesa, parole e musica di Pasquale Mario Costa,

e della "macchietta" Il Flauto di Pellico, una creazione di Nicola Maldacea.

Anche Nicola Maldacea e Peppino Villani tenevano spesso spettacoli a "Il Circo delle Varietà" che fu, tra l'altro, anche trampolino di lancio per le canzoni di Di Giacomo e Costa, Gambardella e Califano, Di Capua e Russo, Di Chiara e Capurro. Nel 1896, a seguito della morte dell'On. Billi, subentrò nella gestione l'impresario Giuseppone prima e Gustavo Stern poi. Fu nel 1903 che Ciro Scognamillo modificò non solo la sala aggiungendovi un'altra fila di palchi, ma mutò anche il nome del teatro in quello di "Verdi".

Programma del "Teatro Verdi" per una rappresentazione del 1915.

Il "Teatro Verdi" da poco inaugurato in una foto del 1903.

Il nuovo impresario riprese le rappresentazioni liriche facendo esibire artisti di gran nome ma, dopo un certo periodo, ritornarono ad imperare gli spettacoli di varietà per oltre cinque anni.

Successivamente l'edificio fu acquistato da un tal Roberto De Sanna, un ricco commerciante di carboni e impresario del teatro San Carlo, il quale operò una ulteriore trasformazione. Il nuovo nome fu "Galleria Vittoria" ed i locali furono occupati dall'agenzia di viaggi Cook, da magazzini di moda e da un cinema-varietà di piccole dimensioni che prese il nome dalla Galleria.

Fino al primo dopoguerra furono allestiti spettacoli di prim'ordine con Pasquariello, Gill e la Donnarumma. Poi, niente altro che proiezioni cinematografiche. Oggi lo stabile è sede del quotidiano "Il Mattino".

Esterno ed interno del vecchio teatro trasformato in Galleria Vittoria.

Il materiale che correda l'articolo appartiene alla collezione A. Gamboni.

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