di Antonio Gamboni

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For’ ‘o vascio, ‘o cusetore, nchim’ ‘o quarto ‘e na giacchetta. Inizia con queste parole la poesia ‘Sta ‘nguttosa di Eduardo De Filippo. Ed ancora i versi della canzone “Agata”, magistralmente interpretata da Nino Taranto: Stu vestito grigio scuro, s’è cambiato di colore, mo s’è fatto verde chiaro. Era n’abito ‘e papà. E m’ha ditto ‘o cusetore, Nun ‘o pozzo arrevutà, l’aggio troppo arrevutato... Ve cunsiglio d’ ‘o jettà. Ma chi era ‘o cusetore?

Era costui semplicemente un sarto; un artigiano che sull’uscio della sua bottega cuciva vestiti su misura e, quando questi mostravano segni di usura, li arrevutava, cioè li scuciva interamente e rivoltava il tessuto; è chiaro che l’operazione poteva essere effettuata una sola volta. Bene, il nostro Gennarino Pasquariello era figlio di cusetore ed era nato a Napoli l’8 settembre 1869. Fin da piccolo, aiutava il padre nel suo lavoro e, come tutti gli artigiani, accompagnava con il canto il suo lavoro. Poi, dopo un brevissimo esperimento scolastico presso l’Istituto di Belle Arti, all’età di tredici anni iniziò ad esibirsi come cantante e firmò il suo primo contratto a diciotto anni debuttando al Caffè Allocca in via Foria.

Scrive E. De Mura in “Enciclopedia della canzone napoletana”: “Fra i tanti astri della canzone, Pasquariello aveva una luce propria. Rinunziando al trucco e al cerone, si presentava al pubblico con la massima semplicità. Piuttosto basso, alquanto panciuto, col volto largo e paffutello di napoletano che sa apprezzare la buona tavola, teneva sospeso il pubblico sul filo sottile della sua voce: ed il pubblico gioiva e fremeva, si commuoveva o era preso dalle convulsioni di una risata irrefrenabile. La sua voce era duttilissima. Conosceva tutte le sfumature del rimpianto, i passaggi più audaci della canzone comica, le variazioni della melodia, l’incisività del dramma, tutte le suggestioni di un’appassionata canzone d’amore”.

Ben presto il nostro cantante passò dalle traballanti tavole dei palcoscenici di provincia “agli stucchi e agli ori delle più famose sale, da Napoli a Milano, da Bologna a Roma”. Ricordiamo che in quegli anni a Napoli si inaugurava il Salone Margherita, primo Café Chantant d'Italia. Poiché, come egli stesso aveva dichiarato, non gradiva allontanarsi dall’Italia; pertanto l’unica sua tournée all’estero fu quella di Londra nel 1911.

    

Partitura per pianoforte di 'Marechiare' di S. Di Giacomo e F. P. Tosti (coll. A. Galante) e,

spartito per fisarmonica e mandolino de  ''O surdato nnammurato' (coll. A. Gamboni).

I due brani musicali furono conosciuti grazie alla interpretazione di Pasquariello.

       

       

Altre composizioni portate al successo da Pasquariello .

Era de maggio - Qui fu Napoli - 'A zingara - 'O Pate (coll. A. Galante);

Balocchi e profumi - Tarantella internazionale (coll. A. Gamboni).

 

Nel 1932, quando era all’apice della carriera, si unì in matrimonio con Vincenzina Romeo che gli diede quattro figli; inoltre nello stesso anno fu nominato Commendatore della Corona d’Italia.

Il suo repertorio era vastissimo e “gli autori facevano a gara per affidargli i propri pezzi: l’accettazione di Pasquariello significava un successo assicurato.

E così dicasi degli impresari, che solo nella partecipazione del Divo ad un loro spettacolo trovavano i presupposti del ‘pienone’. E valeva la pena di accettare tutte le sue condizioni, anche se qualcuno le definiva addirittura imposizioni”. Nel campo artistico vantava molti amici come Ruggero Leoncavallo, Arturo Toscanini, Roberto Bracco, Eduardo Scarfoglio, Francesco Paolo Tosti e persino Giacomo Puccini il quale, per ascoltare la sua voce, spesso lo invitava nella sua villa a Torre del Lago.

Biglietto autografo di Giacomo Puccini con scritto: "Pasquariello voi mi avete fatto passare momenti deliziosi, Viareggio ag 910 e, sotto, caricatura di Van Dock (da Enciclopedia della canzone napoletana) .

Ma in un periodo in cui non c’era la televisione e la radio muoveva i primi passi, come venivano diffuse le canzoni? Ecco la risposta: nelle strade dai suonatori di pianino che dispensavano per pochi soldi le famose ‘copielle’ (fogli volanti con i testi stampati) e nelle abitazioni durante le ‘periodiche’, ovvero serate danzanti tenute in casa al suono di un grammofono.

Dopo sessant’anni di luminosa carriera artistica, nel 1947 Pasquariello si ritirò dalle scene, ritiro che gli costò molte privazioni in quanto tutto il danaro accumulato andò in fumo in pochissimi anni per la svalutazione del dopoguerra.

Gli ultimi anni della sua vita li trascorse nella sua Napoli, in una casa di via dei Mille. Poté sopravvivere grazie “ad una sottoscrizione aperta dalla Presidenza del Consiglio ed un sussidio mensile della Società Italiana Autori Editori”. Colpito da ictus cerebrale, Gennaro Pasquariello si spense il 26 gennaio 1959, tra l’affetto dei suoi figli.


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Marechiaro (S. Di Giacomo - F. P. Tosti, 1885)

'A Sirena (S. Di Giacomo - V. Valente, 1897)

Carulì, Carulì (L. Bovio - E. Nardella, 1906)

Palomma 'e notte (S. Di Giacomo - F. Buongiovanni, 1907)

Quanno tramonta 'o sole (F. Russo - F. Gambardella, 1911)

Funtana all'ombra (E. A. Mario, 1912)

'O surdato nnammurato (A. Califano - E. Cannio, 1915)

Rundinella (R. Galdieri - G. Spagnuolo, 1918)

Canzone appassiunata (E. A. Mario, 1922)

Chiari di luna (Parpignol - N. Valente, 1934)

Scusate, 'na preghiera!.. (A. Trusiano - U. Colonnese, 1934)

I brani, interpretati da Gennaro Pasquariello, provengono da 78 giri originali.
 Per gentile concessione del collezionista Arturo Galante.

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