di Antonio Gamboni

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Il primo incontro della canzone napoletana con quel tipo di spettacolo noto come "festival" avvenne nel 1931. Infatti dal 24 dicembre di quell'anno al 1° gennaio del 1932 si svolse presso il Casinò di Sanremo un "Festival Napoletano". L'idea di una tale manifestazione fu di Ernesto Murolo che ne curò l'organizzazione avvalendosi della collaborazione del compositore Ernesto Tagliaferri per la direzione orchestrale. Furono chiamati a rappresentare la canzone napoletana le maggiori vedettes del teatro e della radio, da Nicola Maldacea a Ada Bruges, da Vittorio Parisi a Mario Massa, da Ferdinando Rubino ad Alfredo Sivoli. Ed ancora Giorgio Schottler, Clara Loredano, Mario Pasqualillo, Arturo Gigliati ed un giovane cantante toscano, Carlo Buti, la cui clamorosa rivelazione risaliva a qualche mese prima.

Fu, questo, il primo festival canoro che storicamente si tenne a Sanremo; in realtà non si trattava di un concorso per nuove canzoni ma di una "piacevole e festosa rassegna delle più belle canzoni napoletane di tutti i tempi".

Manifesto pubblicitario del Festival Napoletano del 1931.

Lo spettacolo canoro fu poi portato anche a Milano ed a Lugano.

(da E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, 1969)

Quando nel 1951 la RAI organizzò in collaborazione con il Casinò di Sanremo il primo Festival della canzone italiana, tutto il mondo musicale partenopeo mosse alla riscossa chiedendo alla RAI un festival anche per Napoli. L'Ente radiofonico accettò l'invito ed il 28, 29 e 30 settembre del 1952, congiuntamente all'Ente Mostra d'Oltremare, organizzò al Teatro Mediterraneo, nel quartiere fieristico di Fuorigrotta, il primo Festival della canzone napoletana.

Il teatro era stato inaugurato il 9 maggio del 1940 e faceva parte dell'ambizioso complesso della Mostra d'Oltremare. Al suo interno si accedeva attraverso un monumentale ingresso sormontato da quattordici altissime colonne; una vasta scalinata immetteva poi in un'immensa platea circondata da un'ampia galleria. Pareti rivestite da materiali fonoassorbenti assicuravano ovunque una perfetta acustica per i mille e ottocento posti a sedere ed un palcoscenico di vaste proporzioni con una doppia pedana girevole consentiva un rapido cambio delle scene.

La facciata del Teatro Mediterraneo al tempo del 1° Festival della Canzone Napoletana.

(archivio CartaNapoli)

Per l'occasione fu chiamato a presentare la manifestazione "il principe dei presentatori radiofonici", il piemontese Nunzio Filogamo e ben due orchestre furono allestite per l'esecuzione dei brani: una "napoletana" diretta dal popolare Giuseppe Anepeta e l'altra "italiana" diretta dal celebre maestro Cinico Angelini. A questa edizione, per interpretare le canzoni, vi erano soltanto le migliori voci selezionate in ambito nazionale; si esibirono pertanto: l'emiliana Nilla Pizzi, la romagnola Carla Boni, il pugliese Gino Latilla, il toscano Oscar Carboni ed il lombardo Achille Togliani. Tuttavia Napoli fece la parte del leone nel proporre i seguenti cantanti: Domenico Attanasio, un tenore lirico partenopeo passato alla canzone dopo aver vinto un concorso della RAI; Antonio Basurto, un leccese che sin dal '39 alternava in radio il repertorio italiano a quello napoletano; Sergio Bruni, che si stava affermando come la rivelazione del canto napoletano; Vera Nandi (Brigida Cinque), già sartina negli anni '30 e poi brillante vedette del varietà con le compagnie di Taranto e Macario; Franco Ricci (Salvatore Sebastiani), diplomato al Conservatorio di San Pietro a Majella, poi tenore lirico e, dal '45, tra i cantanti partenopei della RAI.

In questa edizione, che si rivela subito una competizione di cantanti più che di canzoni, vincono Nilla Pizzi e Franco Ricci con Desiderio 'e sole, del napoletano Tito Manlio e del romano Marcello Gigante; segue Varca lucente, del salernitano Francesco Saverio Mangieri e, solo al terzo posto, si classifica Sergio Bruni con Margellina di Enzo Bonagura, cantata anche da Nilla Pizzi.

Comunque la "vincitrice morale" del Festival è Sciummo (Fiume) interpretata da Gino Latilla e Antonio Basurto e firmata, sotto lo pseudonimo di Lucillo, dal partenopeo Enzo Bonagura per la musica del compositore pavese Carlo Concina. Ad essa arriderà addirittura un successo internazionale e sarà ripresa in Italia da Mina, lanciata in Francia da Edith Piaf, inserita nel repertorio di celebri cantanti americani, da Bing Crosby a Frank Sinatra, da Perry Como a Mario Lanza. Senza smentita ciò dimostra che il pubblico è sempre il miglior giudice e sa  sempre riconoscere i prodotti genuini.

Spartito per canto e mandolino di "Sciùmmo" (1952), di E. Bonagura e C. Concina - Ed. Leonardi. La canzone, interpretata da Gino Latilla ed Antonio Basurto, pur rientrando nelle finaliste non si classificò tra le vincitrici. Tuttavia il successo che riscosse negli anni fu veramente grande (coll. A. Gamboni).

Nel 1953 non vi fu il Festival, forse per una pausa di riflessione; esso tornò alla ribalta per la sua seconda edizione il 20, 21 e 22 maggio del '54. Per tale occasione vi fu un cambiamento del periodo prescelto, infatti precedeva l'estate anziché di seguirla, e ciò per non interferire con la tradizionale Piedigrotta che ancora in quel tempo si festeggiava.

Per tutto il resto la formula era quella già collaudata: venti canzoni presentate in due serate eliminatorie ed una finale con dieci canzoni. Ancora una duplice esecuzione affidata a due orchestre: la "napoletana" diretta da Luigi Vinci e la "italiana" da Cinico Angelini.

Per la terza edizione del Festival della Canzone Napoletana, che si svolse il 16, 17 e 18 giugno del 1955, le canzoni partecipanti furono ridotte a sedici.  I cantanti che rappresentavano Napoli furono: Sergio Bruni, Eva Nova, Maria Paris, Tullio Pane, Franco Ricci e Nino Taranto, il quale fece anche da presentatore. Ridotto, invece, le voci per il resto d'Italia rappresentato soltanto dal trio Boni, Latilla, Togliani. Le orchestre furono dirette una da Anepeta e l'altra da Angelini.

I risultati di questi ultimi due festival non furono particolarmente brillanti; il primo fu vinto da A. Togliani e T. Pane con Suonno d'ammore di F. S. Mangieri e l'altro dalla coppia G. Latilla - C. Boni e Maria Paris con 'E stelle 'e Napule di Galdieri-Bonavolontà. Purtroppo sia le canzoni vincitrici che le altre non raggiunsero quella popolarità sperata.

Intanto la televisione, i cui programmi erano iniziati il 3 gennaio del 1954, trasmise, in via sperimentale, la serata finale di questa terza edizione del festival.  Ma sono ancora troppo poche le persone che possono permettersi un apparecchio TV e le canzoni sono troppo modeste perché la cosa possa ripetersi.

Durante gli anni che seguirono, il 1956 ed il 1957, si verificò una crisi per la manifestazione canora di Sanremo ed una rinascita di quella napoletana. Interpreti di questi anni furono i cantanti: Franco Ricci, Aurelio Fierro, Mario Abbate, Gloria Christian, Marisa Del Frate, Nunzio Gallo, Tullio Pane, Maria Paris, Giacomo Rondinella e Sergio Bruni, il cui nome in realtà è Guglielmo Chianese, nato il 15 settembre 1921 a Villaricca, piccolo centro in provincia di Napoli.

E se per i napoletani Sergio Bruni era il re della canzone, Maria Paris ne fu la regina. In realtà Paris era solo un nome d'arte, il suo vero nome era Maria Rosaria Pariso, nata a Napoli il 6 agosto 1932.

Con una presenza così numerosa di artisti locali, non c'è da meravigliarsi se il quarto Festival della Canzone Napoletana, svoltosi il 21 - 22 e 23 giugno del 1956, pur mantenendo due orchestre (Luigi Vinci e Mario Migliardi) per la doppia esecuzione dei brani, abbandonò quella distinzione tra cantanti italiani e partenopei.

Il palcoscenico del Teatro Mediterraneo durante il 4° Festival della Canzone Napoletana.

(da E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, 1969)

La vittoria di questo 4° Festival va a Guaglione, del napoletano NISA (Nicola Salerno) e del pugliese Fanciulli, presentata da Aurelio Fierro e Grazia Gresi ed il successo fu tale da mettere in ombra i risultati ottenuti da altre canzoni, quali la seconda classificata Suspiranno 'na canzone e la finalista Manname nu raggio 'e sole cantate rispettivamente da A. Fierro e G. Rondinella la prima e da A. Basurto e N. Gallo la seconda.

Con il 5° Festival (16, 17 e 18 maggio 1957) prende vita una nuova formula; le canzoni, di nuovo portate a venti l'anno precedente, sono affidate ciascuna ad un solo cantante di scuola napoletana ed eseguite da una sola orchestra diretta da Giuseppe Anepeta. Per stare nei tempi dello spettacolo, vi è un riepilogo delle canzoni eseguito da cantanti-chitarristi di fama quali Calise, Centi, Cigliano, Pariante e Romeo. Prima classificata, e quindi vincitrice, è Malinconico autunno di De Crescenzo-Rendine, interpretata da una giovane Marisa Del Frate; tuttavia il successo di Lazzarella, di Pazzaglia-Modugno ed interpretata da Aurelio Fierro, raggiunge quasi quello di Guaglione.

 

Spartito per canto e mandolino di "Guaglione", di NISA e Fanciulli - Ed. Accordo. La canzone, interpretata da Aurelio Fierro e Grazia Gresi, si rivelò subito un grande successo a livello internazionale (coll. A. Gamboni).

 

Fu questo l'ultimo festival organizzato dalla RAI, che per il 1958 passò il testimone all'Associazione Napoletana della Stampa. In questa edizione (12, 13 e 14 giugno) si tornò alla vecchia formula che prevedeva una doppia esecuzione dei brani con due orchestre dirette da Giuseppe Anepeta e Carlo Esposito, con cantanti quasi tutti napoletani.

Vinse Vurria di Pugliese e Rendine cantata da Nunzio Gallo ed Aurelio Fierro. Conquistarono il secondo posto, a pari merito, due canzonette allegre dal motivo orecchiabile: Tuppe-tuppe, mariscià interpretata da Maria Paris e Nicla Di Bruno, e Giulietta e Romeo per le voci di Fierro e di Rondinella in coppia con la Di Bruno.

Anche se queste canzoni raggiunsero una certa popolarità, il loro successo non fu paragonabile a quello ottenuto da Guaglione e Lazzarella.

 

Copertine di due spartiti per canto e mandolino: "Malinconico Autunno" (coll. A. Gamboni), vincitrice del 5° Festival della Canzone Napoletana (1957) e della famosa "Lazzarella" (coll. A. Galante), seconda classificata allo stesso festival.

Le due canzoni vincitrici furono portate al successo rispettivamente la prima da Marisa Del Frate e la seconda da Aurelio Fierro.

sulla icona della canzone:

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Allestimento scenico per il 6° Festival della Canzone Napoletana (1958).

(da E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, 1969)

Per il settimo Festival (11, 12 e 13 giugno 1959) si tornò alla formula primitiva, quasi integrale, con qualche canzone con due interpreti partenopei. Due le orchestre dirette da Esposito e Marcelle De Martino. L'organizzazione è di nuovo curata dalla L'Associazione Napoletana della Stampa. L'Ente organizzatore del Festival, non riuscì ad impedire una clamorosa contestazione dei risultati da parte del pubblico, contestazione sfociata in una sorta di rivolta capeggiata dal "claqueur" Giuseppone. La manifestazione fu interrotta dalle forze dell'ordine causa l'invasione del palcoscenico.

Tuttavia il primo premio fu assegnato a Sarrà chi sa di Roberto Murolo e Renato Forlani; interpreti Fausto Cigliano e Teddy Reno. Discreto fu il successo della finalista Cerasella presentata da Gloria Christian e Wilma De Angelis. Fece scalpore l'esclusione dalla finale di 'Mbraccio a te, affidata a Sergio Bruni e Jula De Palma, terza canzone presentata al Festival dallo scrittore Giuseppe Marotta  senza fortuna.

Altri spartiti per canto e mandolino: "Vurria", la vincitrice del 6° Festival della Canzone Napoletana (1958) e "Chiove a zeffunno", finalista dello stesso festival". "Cerasella", invece, fu finalista al 7° festival (coll. A. Galante).

 

E siamo così giunti al 1960. Durante l'edizione di questo 8° Festival, che si tenne il 14 - 15 e 16 giugno, accadde un fatto clamoroso. La mattina del 15, Sergio Bruni fu informato che Claudio Villa aveva imposto, quale condizione per la sua partecipazione, di chiudere la serata, minacciando di non cantare se tale onore non gli fosse stato concesso. E l'onore non gli fu concesso; la sua canzone, Serenata a Margellina, vide accanto a Flo Sandon's il cantante del complesso di Marino Marini, Renato Cori, il quale non solo sostituì Claudio Villa ma vinse anche il Festival. Sergio Bruni conquistò solo il terzo posto con Segretamente di Annona e Romeo, mentre il secondo premio fu assegnato a Uè, uè, che femmena di NISA e Calise per l'interpretazione di Aurelio Fierro e Marino Marini.

Negli anni a seguire si assistette ad una lenta agonia del Festival della Canzone Napoletana; "dopo diciotto edizioni - scrive Salvatore Palomba - non c'erano più, in effetti, le condizioni artistiche, né quelle di convenienza commerciale, perché continuasse a svolgersi: gli artisti di nome che accettavano di parteciparvi erano sempre meno numerosi, le canzoni di livello sempre più basso, il pubblico televisivo in progressiva diminuzione".

Ed ancora ha scritto Ettore De Mura "a nulla valgono spostamenti di date, controfestival come quello di Piedigrotta del '62, tentativi di modernizzazione di vario genere che portano a un'effimera popolarità insipide macchiette come 'A pizza (Testa-Martelli), seconda classificata nel '66 con un ormai meccanico Aurelio Fierro e uno spaesato Giorgio Gaber, e hanno il loro frutto migliore in una felice quanto purtroppo casuale Tu si 'na cosa grande di Gigli e Modugno, interpretata dallo stesso Modugno e da Ornella Vanoni".

La canzone napoletana, ormai, aveva fatto il suo tempo e sopravviveva solo nei cantanti-chitarristi ma sopratutto in Renato Carosone.

Si narra che Sergio Bruni, quando nel 1971 la RAI  all'ultimo momento ritirò le telecamere allo scopo di impedire lo svolgimento del Festival a causa di alcune denunce di brogli, stappò una bottiglia di spumante "per festeggiare, insieme alla sua famiglia, la fine di una manifestazione che era diventata dannosa per la canzone napoletana".

Una citazione particolare meritano alcuni personaggi noti con un appellativo di antica memoria: i plauditores.

Alcuni nomi ce li fornisce Ettore De Mura: "Vittorio Esposito, detto "Belmondò" per la sua somiglianza con l'attore francese, e Guido Giuseppone, napoletani, come indiscussi capi-claque dei festival canori. La loro presenza discreta ma insistente, i risultati della loro organizzazione saranno tra gli elementi pittoreschi che caratterizzeranno questo genere di manifestazioni". Essi erano in grado di fornire tre tipi di applausi: "di dovere", brevissimo e fornito gratuitamente a tutti i cantanti napoletani per ragioni di campanilismo; "di simpatia", che veniva dato "per contratto" e che poteva essere deciso dai plauditores anche in favore di un cantante avversario purché esibitosi in maniera da meritarlo; e infine  "di servizio", che doveva essere fragorosissimo e quasi incessante, in quanto trattavasi dell'applauso che veniva pagato; meglio se accompagnato da grida di "bravo!" e da richieste di bis.

E concludiamo questo breve excursus sul Festival della Canzone Napoletana con il ricordare una sequenza del film di Dino Risi del 1966: "Operazione San Gennaro", ovvero come derubare il famoso Tesoro del Santo. Dopo varie vicissitudini e dietro suggerimento del napoletano Dudù, interpretato da Nino Manfredi, il grande colpo viene rimandato alla finale del Festival della Canzone Napoletana, infatti solo durante questa serata si potrà approfittare di una città semideserta e distratta per la attesissima manifestazione canora.

Il palcoscenico del Teatro Politeama allestito per il 13° Festival della Canzone Napoletana (1965).

(da E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, 1969)

anno

canzone

interpreti

località

1952

1953

1954

1955

1956

1957

1958

1959

1960

1961

1962

1963

1964

1965

1966

1967

1968

1969

1970

1971

 

 

10°

11°

12°

13°

14°

15°

16°

17°

18°

19°

Desiderio 'e sole

(*)

Suonno d'ammore

'E stelle 'e Napule

Guaglione

Malinconico autunno

Vurria

Sarrà chi sa?

Serenata a Margellina

Tu si' 'a malincunia

Marechiaro marechiaro

Jammo, ja'

Tu si' 'na cosa grande

(**)

Bella

'O matusa

Core spezzato

Preghiera a 'na mamma

Me chiamme ammore

(***)

Nilla Pizzi e Franco Ricci

 

Achille Togliani e Tullio Pane

Gino Latilla con Carla Boni e Maria Paris

Grazia Gresi e Aurelio Fierro

Marisa Del Frate

Nunzio Gallo e Aurelio Fierro

Fausto Cigliano e Teddy Reno

Ruggero Cori e Flo Sandon's

Aurelio Fierro e Betty Curtis

Sergio Bruni e Gloria Christian

Claudio Villa e Maria Paris

Domenico Modugno e Ornella Vanoni

 

Sergio Bruni e Robertino

Nino Taranto e I Balordi

Mirna Doris e Tony Astarita

Aurelio Fierro e Mirna Doris

Peppino Di Capri e Gianni Nazzaro

 

Teatro Mediterraneo

 

Teatro Delle Palme

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Mediterraneo

Teatro Politeama

Teatro Politeama

Teatro Politeama

Sorrento - Ischia - Napoli

Teatro Politeama

Teatro Politeama

Capri

*      Viene tenuta a Castellammare una manifestazione canora che non è sostitutiva del Festival

**     Le canzoni vincitrici sono ben 9 ed il premio assoluto si sarebbe dovuto assegnare il 1966 in base alla vendita di dischi

***    Fu l'anno della contestazione degli autori esclusi e della fine del Festival della Canzone Napoletana

 

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