di Nicola Antonio De Giorgio

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La prima documentazione di carte napoletane nota sono i fogli non tagliati di Pietro Ciliberto riportati da S. Mann. Queste carte, caratterizzate da semi del sistema latino di tipo portoghese, sul 9 di denari riportano il nome "Pietro Ciliberto" e sul 4 di coppe la data "1597". Esse sono state attribuite al Regno di Napoli sia da M. Dummett che da alcune documentazioni riferite dallo scrivente. Nel XVI e XVII secolo questa tipologia era comune, oltre che nel Regno di Napoli, anche in altre regioni della penisola italiana quali lo Stato Pontificio (1550) e la Sicilia (1639) e, al di fuori dell'Italia, in Spagna (Flores 1560), Portogallo (circa 1600), Anversa (1547) e Malta (Sicilia ? -1693).

Una delle particolarità fondamentali di questa tipologia è la presenza di draghi sugli Assi dei diversi semi. La descrizione di questa caratteristica, insieme alla conferma dell'uso di carte da gioco con questo disegno nel Regno di Napoli antecedente anche di cinquanta anni la data delle stesse carte, la si trova in un'opera letteraria di Luigi Tansillo il quale, nel Capitolo in lode del gioco del Malcontento del 1547, cosi scrive:

"Tantotosto che de l'asso l'uom s'accorge,

Come fusse un serpente od un carbone,

Di man sei toglie, ed al compagno il porge.

E questa credo fusse la cagione,

Per che i pittor di carte, che han del dotto

Diedero all'asso forme di dragone."

Sull'uso di questa tipologia in questi territori vi sono due tesi: la prima che sia stata introdotta nel Regno di Napoli (o di Sicilia) dalla Spagna come pattern riservato all'esportazione; la seconda che abbia avuto origine locale in una delle suddette sedi o in Roma.

Nel cercare di definire, invece, la tipologia di carte da gioco in uso nel Regno di Napoli nel periodo 1734-1860, dapprima si sono prese in esame le dizioni usate nei vari documenti amministrativi per indicare i diversi tipi di carte da gioco, successivamente si sono comparati a queste i pochi mazzi di carte da gioco che sono giunti fino a noi.

I documenti esaminati a tale proposito sono:

  1. il rendiconto dell'amministrazione "in demanio" di Bernardo Buono(1773-1774) che, nella bolla di consegna di tutti gli utensili della fabbrica delle carte da gioco, riporta le seguenti matrici: - 4 pezzi (20) carte da gioco - 2 pezzi (24) Italiane - 1 pezzo (8) x la stampa degli otto e dei nove - 3 pezzi (16) all'uso di Spagna - 2 pezzi(20) x servizio di sua Maestà - 3 pezzi (20) all'uso di Francia;

  2. il decreto del 17 novembre 1807"per l'affitto della fabbrica e spaccio delle carte da giucco" in cui si fa riferimento a: - carte dette Spagnole - carte dette di Trani - carte all'uso di Marsiglia;

  3. il contratto del 18 dicembre 1826 per la stampa dei "Fogli a contorno" con la sig. Claudia Guillaut, in cui secondo l'articolo 7, l'appaltatrice era tenuta a produrre solo le seguenti tipologie di carte da gioco:

• Italiane (dette Correnti o Napoletane) 40 carte

• Riversino 48 carte

• Carte del Re 40 carte

• Francesi 52 carte

 

Considerando nell'insieme questi documenti si ricava che nel corso di tutto il periodo esaminato le tipologie in uso possono essere ricondotte a queste ultime riportate nel contratto con M. Guillaut che di seguito illustreremo in dettaglio. Solo per la dizione riportata nel decreto del 1807 circa le carte "all'uso di Trani", non si hanno dati certi di riferimento. Da un rendiconto esaminato, queste vengono distinte dalle carte Correnti, da quelle all'uso di Marsiglia (Francesi), da quelle del Re e da quelle di Riversino. Rispetto a tutte queste, come quantità, ne venivano prodotte in numero esiguo (316 su 33.946) perché erano di un certo pregio; infatti il loro prezzo era di 19 grana, superiore a tutte le altre tipologie, anche delle Francesi il cui costo era di 18 grana.

Carte Correnti (o Napoletane)

Delle carte Napoletane, S. Mann in un articolo sul giornale dell' I.P.C.S. riporta le seguenti principali caratteristiche:

  • nelle figure la presenza di basi colorate (Rosso - Coppe; Blu - Spade; Giallo - Denari; Verde - Bastoni)

  • aspetto femminile della terza figura

  • la Donna di Spade ha una lunga spada con la punta rivolta in basso e un cartiglio tra le gambe

  • il Cavallo di Denari è visto da % da dietro

  • sull'Asso di Denari un'aquila a due teste

e le riconduce chiaramente ad un origine spagnola, senza un preciso pattern di riferimento. Depaulis le riporta al pattern di Madrid o di Castiglia e al pattern Sheet n. 51 dell'I.P.C.S. Tuttavia, in base all'art. 7 del contratto con madame C. Guillaut, che stabiliva che "le carte Napoletane" dovevano essere "simili alle attuali del Re" e che "tale somiglianza riguarderà i contorni ed i colori", questa tipologia di carte Correnti o Napoletane, dal gennaio 1827 fino al 1860, non fu più prodotta. Forse in relazione a questa condizione si deve la possibilità che dei mazzi di carte da gioco, simili come

tipologia, prodottein Sicilia venissero importate nella parte continentale del Regno. Sembrerebbe dimostrarlo un mazzo dicarte da gioco presente nella collezione di G. Grippa (Fig. 11), che presenta sull'Asso di Denari il simbolo della Trinacria e la dicitura "FAB. DE FOGLI A CONTORNO PALERMO" e sul 5 di Spade due bolli: quello previsto con la legge del 10 dicembre 1844 per i domini al di la del faro (Sicilia), e a quello previsto con la legge del 10 luglio 1826 per i domini al di qua del faro (parte continentale del Regno). La carta scelta peril 5 di Spade, conferma la Sicilia come sede di produzione di questo mazzo di carte, nella parte continentale del Regno la carta prevista a tale scopo ere il 4 di denari, mentre la presenza del secondo bollo previsto al di qua del Faro ne fa ipotizzare il possibile uso legale in questi ultimi territori, dove altrimenti sarebbe stato considerato di contrabbando. Nella figura 12a-d (colore) è riportato un mazzo di carte "Correnti" della collezione di G. Grippa, completo 40/40, dimensioni 5,2 x 8,2 cm, dei primi decenni del 1800, sulle quali rispetto a quelli del '700 il cavallo di denari non è più visto da 3/4 da dietro ma di fronte. A questa tipologia sono riconducibili le carte ancora oggi in uso nel Sud Italia e note come Napoletane.

Carte Correnti. Il mazzo è composto da 40 carte distribuite equamente nei quattro semi.

Le tre figure hanno le basi colorate: Rosso - Coppe; Blu - Spade; Giallo - Denari; Verde - Bastoni (coll. G. Crippa).

Carte da Riversino

Nella classificazione dell' I.P.C.S. questa tipologia di carte è riconducibile al Pattern Sheet n. 20 il cui nome raccomandato è "Spanish National pattern". Un esempio già del XVII sec. è di Pere Rotxotxo di Barcellona.

Questo modello fu prodotto da Felix Solesio nella Real fabbrica di Madrid per le colonie della Spagna. Nella versione di Napoli non vi è la scritta "AHI VA" alla base del Cavallo di Coppe e nella medaglia centrale del 5 di Denari non vi sono le due teste di re (ricordo dei due Sovrani Cattolici che con il loro matrimonio unirono i regni di Castiglia e di Aragona nel 1479).

Un mazzo di carte da gioco di questo tipo, completo 48/48 - dimensioni 6,0 x 9,5 cm, è stato da me recentemente acquistato. Esso non ha sul 3 e sulla Donna di Denari il bollo previsto dalla legge del 26 luglio 1826  e neppure il bollo rosso sull'Asso e sulla Donna di Coppe, giusta il contratto del 1851.

Sull'Asso di Denari, poi, lo stemma di Napoli con i tre gigli borbonici è stato sostituito da un bollo del Regno d'Italia da cent. 30 raffigurante un Mercurio alato seduto in trono e riportante la dicitura "Regno d'Italia Legge 21 sett 1862". Un esemplare simile lo si trova nel catalogo della collezione di carte da gioco di Lady Charlotte Schreiber al British Museum con le seguenti indicazioni: Napoli, 18° sec., incompleto 46/48 carte (mancano il 7 di Spade e il 3 di denari). La conferma dell'origine Spagnola di questa tipologia si ha leggendo l'art. 7 del contratto del 18 dicembre 1826 stipulato con madame C. Guillaut; in esso è scritto: "le carte di Riversino, simili a quelle di Barcellona". In un documento del 1837, di consegna di fine appalto di madame Guillaut, tuttavia, si fa accenno sia a carte di Riversino all'uso di Barcellona sia a carte da Riversino di antica stampa, delle quali, purtroppo, non si ha nessuna altra informazione.

   

Carte da Riversino. Il mazzo è composto da 48 carte distribuite equamente nei quattro semi.

Le tre figure vengono dopo il nove, carta rappresentata da nove unità del seme, come mostra la terza carta di bastoni

nella figura in basso a destra (coll. N. A. De Giorgio).

Le Carte del Re

Questa tipologia corrisponde a quella del Pattern Sheet 24 dell' I.P.C.S. il cui nome riconosciuto è "Macia pattern" e di cui il primo esempio noto si ritiene un mazzo datato 1816 di Rotxotxo di Barcellona.

Sue caratteristiche fondamentali sono:

  • asso di denari: una medaglia contornata da drappi e sormontata da una corona

  • i Re di Spade e di Coppe portano una ghirlanda di alloro invece di una corona

  • tutti i 4 Re hanno lunghi mantelli e l'intera lunghezza delle loro gambe sono in vista

  • le Coppe sono spesso decorate simili ad urne

  • il Cavallo di Coppe non è impennato sugli arti posteriori come tutti gli altri.

Appartiene a questa tipologia il n. 41 riportato da S. Mann nel suo "Ali cards on the table", 1990, dove viene definito come "Macia pattern" made in Italy. Sull'Asso di denari ha l'iscrizione "Fabbrica di fogli a Contorno in Napoli. Regia Interessata. Largo Dogana del Sale", vi è un bollo che lo data 1851. Il commento di S. Mann è "this maker copied cards suitable for use by various invaders of Italy such as thè Spaniards and Austrians". Trevor Denning, 1996, in "The playing-cards of Spain" accennando ad esempi di questa tipologia sia in Italia che in Spagna, invece conclude che "this alternation between Spain and Italy leaves uncertain thè exact sequence of events and there is

room for further research on the subject".

Per il Regno di Napoli, come abbiamo già notato, troviamo la denominazione di "carte del Re" già nel 1773-1774 (amministrazione Bernardo Buono) e ancora nel periodo francese sul decreto di istituzione della regia interessata delle carte da gioco del 17 novembre 1807. Nel contratto del 18 dicembre 1826 per la vendita dei fogli a contorno con la sig.ra Claudia Guillaut all'articolo sette si specifica che si sarebbero stampate le carte "cosi dette del Re simili alle attuali carte della stessa denominazione". Nella figura sono riportate alcuni esemplari di un mazzo di "Carte del Re" della mia collezione (completo 40/40 carte, dimensioni cm 8,7 x 5,7).

Che queste siano "le Carte del Re" lo documenta un mazzo completo del suo involucro, presente nella collezione privata di S. Berardi di Bologna.

Su tale involucro, infatti, intorno ad un giglio sormontato da una corona reale vi sono le seguenti scritte: a sinistra "FABB. DI CARTE DA GIOCO", a destra "LARGO DOGANA DEL SALE" sede della fabbrica, e in alto "CARTE DEL RE". Di questa tipologia, accanto ad esempi datati sicuramente dopo il 1830, ve ne sono altri con la stessa postura delle figure che probabilmente possono essere datati anche negli ultimi anni del '700 o inizi '800, per cui seguendo un criterio cronologico si può dubitare che il mazzo di Rotxotxo del 1816 sia il primo esempio di questa tipologia e forse riconsiderare la sua definizione come Pattern Macia.

   

 

Carte del Re. Il mazzo è composto da 40 carte distribuite equamente nei quattro semi.

In esse il Re di Coppe e quello di spade, oltre ad essere a figura intera, non cingono la corona ma un serto di alloro.

L'Asso di Danari è rappresentato da un medaglione nel cui centro vi è lo stemma borbonico con intorno scritto:

"Fabbrica De' Fogli a Contorno - Napoli" (coll. N. A. De Giorgio).

 
 

articolo tratto da: Nicola Antonio De Giorgio, Le carte da gioco nel Regno di Napoli (1734 - 1860)

in: IPCS Papers - supplemento a: The journal of the International Playng Card Society - n. 5 settembre 2009

per gentile concessione dell'Autore

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