di Antonio Gamboni

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Anche se il nome fa pensare ad una popolana rivoluzionaria, donna Marianna detta ‘a capa ‘e Napule è una statua, o meglio quanto resta di essa: la sola testa. Ludovico de la Ville sur-Yllon, in un suo articolo apparso nella “Napoli Nobilissima” del 1894, scriveva riferendosi allappellativo: “Così il volgo chiama una testa muliebre colossale di marmo, avanzo di antica statua, posta su di una base di piperno nella via di S. Eligio, quasi dirimpetto la chiesa di detto santo. Essa è talmente rósa e logora dagli anni, che poco può affermarsi del suo valore artistico; però può dirsi lavoro greco particolarmente per l’acconciatura delle trecce avvolte all’usanza greca”.

Il busto di donna Marianna fotografato da Gennaro D'Amato

verso la fine dell'Ottocento (Riprod.ne coll. A. Gamboni).

L’argomento fu trattato anche da Carlo Celano nelle sue “Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli” e da G. Antonio Summonte nel libro “Historia della città e Regno di Napoli”. Secondo questi scrittori, l’antica testa femminile era quanto rimaneva di una statua che raffigurava la Sirena Partenope. Sembra che detto ritrovamento sia avvenuto nel 1594, epoca in cui vissero sia il Celano che il Summonte, sul decumano superiore nella zona dell’Anticaglia, quartiere prevalentemente greco della città.

Altri studiosi, invece, attribuiscono il capo muliebre ad una scultura napoletana raffigurante una divinità pagana, Venere (Afrodite), collocata quale statua di culto all’interno di un tempio della Neapolis di epoca romana.

Purtroppo i “nobili natali” della rinvenuta testa non furono sufficienti a difendere la scultura dall’oblio del tempo.

Verso la fine del sec. XVI quel reperto giaceva a terra abbandonato, quando un facoltoso napoletano, tal Alessandro di Miele, lo sottrasse alla distruzione.

  Il mecenate fece scalpellare mezzo petto di piperno e, dopo avervi incastonata la testa, pose il tutto su una base della stessa pietra, la fece dipingere e quindi collocare su di una colonna all’angolo del palazzo di sua proprietà, all’incrocio tra via Duca di San Donato e via SantEligio, nei pressi della chiesa omonima.

Secondo il d’Ambra vi fu anche apposta un marmo con la scritta:

PARTHENOPES EVMELI PHALERIAE

THESSALIAE REGIS FILIAE PHARETIS CRETEIQVE

REGVM NEPTIS PRONEPTIS QVAE EVBAEA COLONIA DEDVCTA

CIVITATI PRIMA FVNDAMENTA FECIT

ET DOMINATA EST.

ORDO ET POPVLVS NEAPOLITANVS

AD MEMORIAM AB ORCO VINDICAVIT

MDLXXXXIIII.

Ma la cosa è smentita dal de la Ville sur-Yllon che scrive: “Sulla parte anteriore della base non vi è mai stata iscrizione alcuna, come erroneamente afferma il Chiarini nelle sue note al Celano, giacché il Summonte, che narra dell’erezione della base avvenuta poco prima dei suoi tempi, deplora che non vi sia stata messa iscrizione e propone di mettervene una”.

    

Due immagini di donna Marianna: tavola tratta da "Napoli Antica" e cartolina di Della Valle.

(Coll. A. Gamboni)

Nel corso degli anni molte e burrascose furono le vicende della “Capa” di Napoli. Dalla sua posizione in uno dei quartieri più popolari della città, “ha visto passare impassibile tutte le rivoluzioni, da quella di Masaniello a quella di Garibaldi, ed ognuna di esse le lasciava un ricordo. Per lo più ci perdeva il naso! Sedati i tumulti, era restaurata, ma il rimedio era peggiore del male: le appiccavano un naso inverosimile, l’intonacavano, la dipingevano! Gli anni la ritornavano all’antico colore. Pochi anni fa, rimasta di nuovo priva del naso, le fu rimesso quello che ora si vede [fine ‘800] e che avrebbe ben potuto esser lavorato con perizia maggiore!”

Cartolina tratta da fotografia di inizio '900 (Coll. A. Gamboni).

Ma perché il capo della sirena Partenope era chiamato dal popolino donna Marianna?

Alcune fonti sostengono che il nome le fu dato per individuare in essa un simbolo di libertà, come la famosa “Marianne” della Rivoluzione francese. Secondo altri, invece, l’appellativo le fu dato nell’800 quando venne collocata di fronte alla Chiesa di Santa Maria dell’Avvocata, dove era anche venerato un busto di Sant’Anna; di qui Maria-Anna e Marianna. A noi sembra più verosimile la prima ipotesi.

'A Capa 'e Napule priva del naso in una foto degli anni '20 del secolo passato.

 E' scomparso il lampione all'angolo, visibile nelle precedenti immagini ed il vico è stato allargato.

(Coll. A. Gamboni)

Una curiosità: tutte le immagini proposte raffigurano sotto la statua sempre un venditore di frutta.

E veniamo ai nostri giorni. Destino atroce per l’antica statua durante la seconda guerra mondiale. Per la sua vicinanza alla zona portuale, obiettivo sensibile, donna Marianna subì ulteriori danneggiamenti a causa delle esplosioni. Finalmente nel 1961 ‘a Capa ‘e Napule trovò una sistemazione al coperto nel Museo Filangieri, a via Duomo. Dopo un anno, subìto un ulteriore restauro e ricevuto l’ennesimo naso nuovo, il busto fu trasferito a Palazzo San Giacomo e sistemato sul pianerottolo dello scalone centrale, dove tutt’ora risiede.

Le vicende narrate circa donna Marianna senza dubbio hanno contribuito a far ritenere quella testa muliebre una cosa buffa; è forse per questo che il volgo, quando vede una persona con la testa grossa e che suscita il riso, dice scherzosamente: me pare donna Marianna ‘a Capa ‘e Napule!

L'angolo di via Sant'Eligio come si presenta oggi (foto M. Pirone).

   

Donna Marianna 'a capa 'e Napule nell'attuale sistemazione nello scalone di Palazzo San Giacomo, sede del Municipio di Napoli (foto M. Pirone).

Nel 1975 la Repubblica di San Marino,

in occasione della Esposizione Filatelica Europea,

emise un francobollo da L. 50

con l'effige de 'a Capa 'e Napule.

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