di Luigi Fiorentino

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In principio fu il “sabato del villaggio”, poi venne il “sabato fascista”, quindi il “sabato inglese” e la “febbre del sabato sera”. A seguire la “movida”, la “notte bianca” ed il sabato all’italiana. Per noi ragazzi degli anni sessanta, il giorno più bello della settimana era semplicemente il “sabato sera” che celebravamo con oneste, salutari, economiche passeggiate per i quartieri bene della città.

Nella bella stagione camminavamo a Posillipo, a Mergellina o lungo la straordinaria via Caracciolo. Guardavamo il mare, i grandi alberghi e talvolta, se avevamo fortuna, qualche bella straniera in vacanza. Nei mesi invernali l’itinerario ci portava lungo l’affollatissima Via Roma piena di bar, botteghe, cinema e negozi di abbigliamento. Al Ponte di Tappia c’era “Style”, per camicie e pantaloni; all’angolo di Via Santa Brigida c’era “Romano” per le giacche sportive, mentre le botteghe di “Concilio” e “Picone” rappresentavano l’alta sartoria e gli abiti completi. I bar erano numerosi. Tra i tanti il più caratteristico era il caffè “Roma” che per farsi pubblicità, mostrava all’esterno una grande tazza di caffè fumante. Da ricordare anche il “Gambrinus” in piazza Trieste e Trento, ritrovo d’obbligo di scrittori, artisti e giornalisti.

Il Caffè "Gambrinus" negli anni '70 (frame da film).

La centralissima "via Roma già Toledo" al tempo dei fatti narrati (coll. M. Pirone).

Altro negozio caratteristico era la farmacia “Cozzolino & Vecchione”, con la mostra tutta in marmo e gli antichi stigli di legno pregiato. Esponeva nelle vetrine la pubblicità di lassativi, purghe, cataplasmi, enteroclismi, vaselline ed infusi; tutti prodotti che si prestavano a suscitare ilarità e sfottò tra noi ragazzi. E non solo. Infine l’esclusiva salumeria “Ursini”, in Piazza Trieste e Trento, mostrava nelle capaci vetrine una vasta scelta di prodotti gastronomici. Salse particolari, caviale, salmone, cacciagione ed altre leccornie anche d’importazione, la rendevano unica ed esclusiva.

L'antica Farmacia "Cozzolino & Vecchione" dal 1991 ha cambiato gestione (foto. M. Pirone).

Al Vomero, quartiere per tutte le stagioni, si ascendeva poco perché il costo del biglietto della funicolare era pari a quello di cinque “deliziose” e preferibili sigarette nazionali. Passeggiando in amicizia, scarpinando a più non posso, tra una discussione sull’auspicato lavoro ed una barzelletta, il tempo del nostro sabato andava via veloce, sereno e senza problemi. Un giorno tutto andò diversamente perché Tonino, uno di noi, fresco impiegato ragioniere, per festeggiare il suo primo stipendio, ci offriva un P.B.C. che nel nostro linguaggio criptico giovanile significava: una pizza, una birra ed un cinema. Quel sabato memorabile quando invademmo con la nostra esuberanza e simpatia giovanile la linda ed ospitale pizzeria “Da Pasqualina” al corso Garibaldi, la nostra comitiva era al gran completo. Nessuno aveva voluto perdere l’irripetibile occasione. I più erano in giacca e cravatta; barbe rasate con vago aroma di dopobarba “Coldinava”; capelli leggermente impomatati alla “Linetti”.

   

Locandine pubblicitarie anni '50 della "Coldinava" e della "Linetti" (da sito internet).

Tonino il festeggiato, e pagatore, si era ingegnato una giacca cosiddetta a “pioggia”, un tessuto casareccio ed autoctono che imitava bene il blasonato tweed inglese. Il menu offriva generose e saporite pizze margherita che furono preparate con maestria da Luciano il pizzaiolo, mentre sua moglie Pasqualina, dagli occhi cerulei e dai capelli biondissimi, serviva in sala aiutata da due garzoni: Aniello e Ciruzzo. Dopo l’ultimo e frettoloso boccone, ci imbucammo giusto in tempo per l’ultimo spettacolo in un non lontano 'cinemino' di recente apertura, l’Europa.

Il film in cartellone era “La strada dei giganti”, un semplice, leggero spettacolo di produzione italiana, girato a colori e con un cast sontuoso. Bellissime riprese in esterni ed un intrigo ferroviario, contribuivano a rendere la pellicola intrigante e godibile. Narrava della duchessa di Parma che a metà dell’800, decide di dotare il suo piccolo stato di una ferrovia. Chiama allo scopo un ingegnere americano che si mette subito al lavoro. Intanto subdoli nobili filo austriaci, tramano nell’ombra per boicottare con tutti i mezzi il progetto. Stolti ed incauti non sanno che alla fine, con loro grande scorno, saranno sconfitti; la ferrovia sarà realizzata e l’amore tra l’ingegnere americano ed una contessina austriaca, spia redenta, trionferà. Il film fu avvincente e piacque a tutti. Durante la proiezione e malgrado l’ora tarda, nessuno sbadigliò o guadagnò repentinamente l’uscita. Nel deserto convoglio dell’ultima metropolitana che mi riportava a casa, ripensai all’irripetibilità di quella serata. Infatti quella fu l’ultima che la nostra comitiva si riunì al completo.

Poi, un po’ alla volta, ognuno scelse la propria strada lanciandosi nel vortice dell’affascinante futuro. Tutto finì quando eravamo felici e non lo sapevamo. Anche i protagonisti di quel film durarono poco sulla scena del cinema italiano. Chelo Alonso, attrice di origine cubana, la contessina spia austriaca, visse un momento di grande popolarità girando film mitologici e western. Le fu poi fatale la cucina romana che la trasformò in una signora borghese. Don Megowan, autentico attore americano di “fame” specializzato in film western, dovette abbandonare la sella per seri problemi di salute al lato “B”. Si ritirò in Arizona ad allevare polli.

Per quanto riguarda “La Strada dei Giganti” essa era la Marmifera di Carrara, un’autentica importante strada ferrata commerciale di 31 chilometri costruita nel 1876 a scartamento normale ed adibita esclusivamente al trasporto del marmo dalle Alpi Apuane. Dopo anni di onorato servizio, negli anni ’60 del ‘900, a causa della concorrenza della strada, la società che la gestiva ebbe seri problemi economici. I soldi percepiti dalla produzione del film nonché della cessione di due locomotive per girarne le scene, non ne risparmiò l’annunciato tracollo economico che fatalmente arrivò nel 1964. Gli alberi spogli, il sole pallido, il vento di maestrale annunciano l’autunno incombente. La bella stagione è passata e non ce ne siamo accorti. Resta valida la formula P.B.C. (pizza, birra e cinema) per trascorrere un buon sabato in compagnia ma per noi ex giovani degli anni ’60 l’aggiornerei con un semplice ma efficace P.C.T. (pastina, casa e televisione).

 

... pastina, casa, televisione e ... Cartanapoli con TV datata.

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