di Antonio Gamboni

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Se il Regno Unito ebbe in Tommaso Moro “un uomo per tutte le stagioni”, Napoli, in tempi più recenti, ha avuto il suo “uomo per tutte le canzoni”. Ma chi era costui? Il suo nome era Giuseppe Iorio, un “Venditore di canzone [sic] antiche e nuove”. Al mattino, quando egli iniziava il suo esercizio, non apriva i battenti perché non ne aveva ma stendeva le corde sulla pubblica via e precisamente, come lui stesso scriverà, in “via Roma (già Toledo) presso la Sala Napoli, tra i Sigg. F. Gay e O. Miniero 72 e 73 – Napoli”.

Giuseppe Iorio in due foto degli anni '50. Sul cartello (in alto a sinistra della seconda foto) don Peppino aveva scritto che la sua attività era iniziata nel 1905 e che

"a causa del vento le canzoni non sono tutte esposte per non farle rompere".

Egli ha sempre operato fin dal primo ventennio del ‘900 e per oltre quarant’anni in piazza Carità, dapprima nei pressi del cinema “Sala Napoli” poi, quando la piazza fu ristrutturata, si trasferì di fronte, sull’altro marciapiede. Per chi come me ha conosciuto Giuseppe Iorio, ricorderà certamente le sue copielle e le sue canzoni attaccate a delle cordicelle con le pinze per i panni. Siamo ai primi degli anni ’50 del secolo passato ed io, non ancora decenne, iniziai ad imparare a leggere la musica per poi suonare la fisarmonica. A Napoli, città canora per eccellenza, certo non mancavano negozi nei quali era possibile acquistare degli spartiti musicali; infatti vi era (e vi è ancora) Simeoli di fronte al Conservatorio di San Pietro a Majella, D’Avenia in via Roma, Ricordi in Galleria e Curci nei vicoli di Toledo ed altri che, al momento non ricordo. Purtroppo, però, per acquistare partiture in questi esercizi, si doveva essere precisi nell’indicare il pezzo desiderato. Così, se ti capitava di chiedere la partitura per canto e fisarmonica di “Ciao ciao bambina”, quasi sicuramente il commesso, dopo aver visto nello scaffale della “C”, ti avrebbe risposto “spiacenti, non l’abbiamo”; infatti lo spartito chiesto era nella lettera “P” di “Piove”, vero titolo della canzone; bastava saperlo e don Peppino Iorio lo sapeva. Egli non aveva scaffali, non teneva le sue canzoni in ordine alfabetico, ma tutto era “stampato” nella sua mente ed esposto al sole di Napoli. Era sufficiente fischiettare il motivo o pronunziare qualche parola del refrain che Iorio ti forniva quanto chiesto. Nel periodo invernale egli indossava un lungo impermeabile chiaro con il collo di pelliccia e si copriva con una coppola di siciliana memoria; da buon napoletano, però, non si staccava mai dal corniciello portafortuna che era sempre legato ad un occhiello del soprabito.

Durante i lavori di rifacimento di Piazza Carità, Iorio trasferì la sua attività

a ridosso di uno steccato in legno, in attesa di tornare al vecchio posto.

Nel corso di queste note abbiamo citato il vocabolo copiella, foglietti di carta del formato di un quaderno sui quali venivano stampigliati i versi, e talvolta anche la musica, delle canzoni in voga al momento. Questa sorta di volantini venivano offerti in cambio di qualche spicciolo dai suonatori di pianino. E, visto che ci troviamo, spendiamo qualche parola per questi ultimi. I suonatori di pianino portavano in giro per la città un piano meccanico sospeso su un carrettino. Un meccanismo ad orologeria metteva in rotazione un cilindro munito di pioli che agiva su dei martelletti i quali, a loro volta, provocavano il suono delle corde del pianino; insomma un grande carillon. E poiché occorreva essere sempre aggiornati, in una traversa dell’allora vico II Casanova, oggi via E. Bellini, nei pressi del Corso Garibaldi, altezza Porta Capuana, vi era un terraneo attrezzato per la riparazione e la programmazione delle nuove canzoni, programmazione che avveniva nel seguente modo. Portato allo scoperto il grande cilindro, venivano asportati tutti i pioli, quindi si avvolgeva intorno ad esso un grosso foglio di cartone (la nuova canzone) con dei forellini in corrispondenza dei quali si reinserivano i pioli, una scheda perforata ante litteram. Infine si recuperava il cartone, ed il gioco era fatto. Senza tema di smentita, credo che chiunque a Napoli suonasse uno strumento o semplicemente cantasse, almeno una volta abbia fischiettato un motivetto a Giuseppe Iorio, un uomo per tutte le canzoni.

Un vecchio pianino con esposizione di copielle e canzonieri.

   

Due copielle con il vecchio timbro di Giuseppe Iorio (coll. A. Gamboni).

Copiella con il nuovo timbro di Giuseppe Iorio.

(coll. A. Galante)

Particolare dei timbri di Giuseppe Iorio.

Si noti la scritta "vendita di canzone" e non "di canzoni".

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