di Rosario Saccone

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Quando è stata scattata la prima fotografia a Napoli? Anzitutto ricordiamo che l’invenzione di un primo procedimento volto a fissare in maniera permanente su una lastra di rame l’immagine prodotta da una camera oscura si deve all’artista francese Louis Daguerre il quale perfezionò un’idea dello scienziato Joseph Niépce, suo connazionale con cui era entrato in società.

Una volta messa a punto la tecnica, Daguerre accettò la proposta di un altro scienziato, François Arago, di renderla pubblica in cambio del riconoscimento di una pensione per sé e per il figlio di Niépce, subentrato nella società dopo la prematura scomparsa del padre. Arago presentò l’invenzione, che fu battezzata dagherrotipia dal cognome del suo inventore, il 19 agosto 1839 all’Accademia di Francia  rivelandone tutti i dettagli ma già a gennaio la notizia era apparsa sulla stampa francese.

Oggi questi appaiono fatti del tutto consueti ma erano invece davvero eccezionali in un’epoca in cui, specie nel mondo anglosassone, ogni invenzione veniva subito protetta da un brevetto e nella quale gli scienziati erano ben lungi dal considerare di divulgare attraverso la stampa i risultati dei propri studi verso un pubblico più vasto.

A febbraio dello stesso anno la notizia viene ripresa su “Il Lucifero”, giornale scientifico, letterario ed artistico stampato a Napoli a partire dal 1838.

Il primo dagherrotipo in Italia fu una veduta della chiesa della Gran Madre a Torino realizzato l’8 ottobre 1839 da Enrico Federico Jest che ancor oggi si conserva presso la Galleria Civica d’Arte Moderna del capoluogo piemontese.  

Il primo dagherrotipo realizzato in Italia (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna).

Tale fu l’interesse per la nuova invenzione destato tra gli intellettuali napoletani che Macedonio Melloni, uno dei più celebri scienziati dell’Ottocento a livello europeo, già nominato da Ferdinando II di Borbone professore di fisica dell’Università di Napoli e futuro primo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, avendo rapporti diretti con Arago fu invitato a tenere una “Relazione intorno al Dagherrotipo” letta il 12 novembre 1839 alla Real Accademia delle Scienze. Melloni però tenne a precisare che l’argomento esulava dai suoi studi, che aveva accettato di interessarsene solo per senso del dovere nei confronti dei colleghi dell’Accademia e che mai più se ne sarebbe occupato.

Frontespizio della relazione letta da Macedonio Melloni alla Real Accademia delle Scienze il 12 novembre 1839 (da Google Books).

Il primo esperimento a Napoli venne effettuato giovedì 28 novembre alle ore 10:30 dal fisico Gaetano Fazzini il quale, appena appreso dell’invenzione, si era recato a Parigi per imparare la tecnica dallo stesso Daguerre. Al suo ritorno fu subito convocato dal ministro degli interni Nicola Santangelo per dare una dimostrazione pratica delle nozioni apprese in Francia. La cronaca dell’evento è riportata con dovizia di particolari sul numero 43 del Lucifero.

La cronaca del primo esperimento di dagherrotipia a Napoli pubblicata su Il Lucifero n.43.

(da http://www.internetculturale.it)

All’interno dello stesso palazzo Santangelo, appartenente al potente ministro ma costruito nel ‘400 dal nobile Diomede Carafa, venne allestito un piccolo set fotografico costituito da un tavolo con alcuni busti: da un balcone entrava la luce e si intravedeva il cortile del palazzo che ancor oggi ospita (in copia) la celebre testa di cavallo donata da Lorenzo il Magnifico.

Il palazzo Santangelo (già Carafa di Maddaloni) ospitava la dimora del ministro degli interni

all’interno della quale si svolse il primo esperimento di dagherrotipia (foto Rosario Saccone).

I tempi di posa erano dell’ordine dei minuti per cui era possibile ritrarre solo soggetti inanimati. Tuttavia la quantità di luce presente nella capitale del Regno delle due Sicilie a fine autunno per via della latitudine è sicuramente maggiore di quella di Parigi per cui il Fazzini ne dovette tener conto abbreviando la posa che fu di 9 minuti. Inoltre del tutto casualmente nell’inquadratura entrò anche il sig. Raffaele Gargiulo, collaboratore di Fazzini, che sarà il primo napoletano ad essere immortalato con la nuova invenzione.

La dagherrotipia consentiva di ottenere un’unica immagine non riproducibile: al contrario di quella torinese non si conosce il destino della lastra ottenuta in questo primo esperimento napoletano. Tuttavia sul Poliorama Pittoresco del dicembre 1839 viene pubblicata una stampa che ci fornisce un’idea di quella che dovette essere la scena ripresa dal Fazzini.

La stampa pubblicata sul Poliorama Pittoresco che riprende la scena

del primo dagherrotipo eseguito a Napoli da Gaetano Fazzini (da collezione Antonio Gamboni).

Abbiamo inoltre la descrizione che ne fa il giornalista del Lucifero che ha visto di persona quella prima lastra e nota quanto distintamente si percepissero particolari assai minuti quali i ciuffi di erbetta sul cornicione del palazzo o la traccia scura lasciata dall’acqua piovana sulle pareti del cortile. Un secondo esperimento, di cui pure abbiamo solo tracce letterarie sul numero 45 del Lucifero, sarà eseguito dallo stesso Fazzini nella Sala del Poliorama il 15 dicembre alla presenza del fratello del re, Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa.

Nello stesso numero del giornale già si parla di nuove tecniche in corso di sperimentazione da parte di Talbot in Inghilterra che nel 1841 avrebbe poi messo a punto la calotipia con la quale sarà possibile produrre immagini su carta riproducibili da un negativo. Siamo dunque agli albori della fotografia che conosciamo ancor oggi (o che per lo meno conoscevamo prima dell’avvento del digitale). La dagherrotipia sarà impiegata per circa un decennio prima di essere soppiantata da altre tecniche ma le immagini si conteranno a milioni tanto che all’epoca di parlò addirittura di una vera e propria “dagherrotipomania”. Al 1841 risalgono ad esempio le vedute realizzate in varie località d’Italia tra cui Napoli dal filologo e matematico inglese Alexander John Ellis, oggi conservate a Bradford presso il National Museum of Photography Film and Television.

Dagherrotipo con una delle prime vedute di Napoli eseguita nel 1841 da Alexander John.

(Bradford, National Museum of Photography Film and Television).

In quello straordinario 1839 la Napoli borbonica nel giro di soli pochi giorni vide ben due invenzioni che si riveleranno rivoluzionarie nella storia dell’umanità: la ferrovia e la fotografia.

 

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